
Adolescente prodigio della Parigi del primo novecento, pupillo di Cocteau, Raymond Radiguet è morto a venti anni per tifo. Una morte regolare, prevedibile per quei tempi, colpevole, probabilmente, di non avergli dato quella morte bohèmiene che poteva consacrarlo nell'olimpo dei dannati. Questo particolare della vita di Raymond ha aperto una piccola parentesi riflessiva sul nostro destino; di noi che, in qualche maniera, apparteniamo al mondo dell'underground. Ovvero, il rock'n'roll sta morendo. No, questa volta non voglio intraprendere noiosi discorsi sulla deriva commerciale, sull'omologazione e tutte quelle storie che ci fanno sentire così speciali. Questa volta parlo semplicemente di un dato di fatto : negli ultimi due anni la lista di chi passa a miglior vita è fitta di nomi. Bo Diddley, Ron Asheton, Jay Reatard, Dale Hawkins, Alex Chilton, solo per nominarli alcuni. Tutti gli artisti che hanno creato il submondo di cui ci nutriamo ci dicono addio senza troppi fronzoli. E non ci lasciano nemmeno più, a parte alcune eccezioni che risultano stantie, il brivido di una vita al limite : una pera di troppo, un gioco erotico finito male, un pedale spinto da troppo alcool. No, oggigiorno muoiono di vecchiaia, di malattia. Ciò che per noi sarebbe il degno finale di una triste vita altrimenti senza senso ( ho tirato le cuoia ben dopo alcuni stronzi) o un terribile imprevisto a cui non puoi che piegarti, per i miei, i nostri idoli, è una fine tristemente banale. Si differenziano da me e te per alcuni particolari, ma il conto finale è lo stesso.
Tutta questa introduzione aprirebbe un' interessante parentesi sul significato di queste morti per le future generazioni, ma il punto di partenza è Raymond Radiguet. Il rock'n'roll Raymond non l'ha vissuto, ma ha saputo anticipare nel suo libro “Il diavolo in corpo” la psicologia adolescenziale che sarà alla base dei movimenti giovanili dagli anni '50 in poi. La trama, di base molto semplice, rivela nella struttura di Radiguet tutti gli aspetti tipici giovanili, nella loro passione e crudeltà. François è un dodicenne che inizia una relazione clandestina con la figlia di alcuni amici di famiglia, di qualche anno maggiore, promessa ad un soldato al fronte. La loro storia, correlata dai più classici incontri segreti, genererà un figlio, la cui vera paternità resterà segreta. Il finale, nella sua tragicità, metterà il protagonista davanti la realtà adulta, l'uscita da un mondo onirico e vitale, per approdare a quella amara consapevolezza che si deve cedere e crescere, in un modo o nell'altro. Quanto questo distacco violento sia necessario e utile, probabilmente Raymond l'avrebbe scritto successivamente. Ma con questo romanzo riesce ugualmente a far trasparire tutti gli atti psicologici che la passione fa vivere in adolescenza. Non solo il gusto del proibito, l'eccitazione di rompere le regole, di sentirsi vivo, ma anche quell'affannosa ricerca di una stabilità che si vuole perdere rompendo i legami col nido materno. L'identificazione così forte di François con la “loro casa”, le loro stanze alcove di segreti e di amore, sembra essere il riscatto per l'uscita dalla propria casa. Cercare una sicurezza perduta, perché la si è voluta perdere, e nello stesso tempo volerla perdere ancora perché un approccio violento all'età adulta stordisce, spaventa, ti rende cinico e piccolo. Affrontare la morte, non solo fisica, ma soprattutto mentale, la perdita di tutto quello che si è vissuto, che continua a sopravvivere in una bugia, la perdita dei sogni, delle speranze, delle finte certezze è l'ultimo stadio per riappropriarsi di se stessi e continuare a vivere. La semplice routine che tutti noi siamo costretti ad affrontare, lottando contro o con essa, per difendere noi stessi. Il collante per resistere è l'amicizia, in questo romanzo quella tra il protagonista e Reneé, amico che ritroverà dopo tre anni dall'espulsione dalla scuola (un altro episodio che diverrà tipica dell'immagine dell'adolescente ribelle degli anni '50). Nello stesso tempo non manca lo spettro della guerra, vivo nel futuro marito dell'amata, che arriverà brusco e violento, ma con un gran sorriso e molte promesse, strappandoti via la tua vita. Quasi una metafora, che cela le paure di intere generazioni, catapultate in un mondo troppo grande per controllarlo.
I sottili giochi psicologici che adopera Raymond, adolescente di vastissima cultura, rendono questo romanzo pietra base per tutti i “giovani” dei decenni successivi : prima di un giovane ribelle James Dean o di un selvaggio Marlon Brando, traccia la ribellione, l'esagerazione, le difficoltà, gioia e dolori del passaggio alla normalità soffocante della nostra società.
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